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Sesso al Telefono

Sesso al Telefono

Quando Matteo faceva il turno di notte dormivo sempre male e finivo per alzarmi almeno un’ora prima del solito. Mentre sistemavo un po’ casa attendevo Matteo mi chiamasse come era solito fare appena uscito dal lavoro e puntualmente ci facevamo due chiacchiere perché il suo rientro a casa coincideva con l’entrata mia al lavoro e a quel punto ci saremmo rivisti solo dopo le 18. Una di quelle notti trascorsa da sola, mi svegliai di soprassalto.

Non ricordo il sogno che avevo fatto, ma quel che fu certo è che non riuscì più a prendere sonno. I nervi erano a mille, la voglia di scendere dal letto a zero e proprio quando stavo dicendomi che come giornata aveva tutta l’aria di essere no, iniziai a sentire una serie di rumori che provenivano dai nostri confinanti. Non capivo le parole, ma evidentemente come me si erano svegliati presto e forse proprio perché erano in  anticipo iniziarono ad amoreggiare sino a farmi sentire in modo nitido che stavano scopando. Improvvisamente tutto si sentiva come se i due miei vicini fossero nella stessa mia stanza e il ripetuto ansimare mescolato al cigolio della rete e al continuo sbattere dello schienale del loro letto contro la parete che confinava con me mi eccitò.

Mandai a Matteo un messaggio, ero solita dirgli quando mi masturbavo e cosa mi aveva eccitata, e adoravo pensarlo mentre mi immaginava – si eccitava.
I due vicini evidentemente non immaginavano di essere sentiti e non avevano alcuna intenzione di abbassare i toni della voce – io avevo intanto tolto da sopra il mio corpo le lenzuola e avevo iniziato a sfiorarmi sopra la neglige. Poi le mie mani passarono ad accarezzare i miei seni e vista la voglia sgattaiolarono sotto lo slip. Con le dita avevo giocato qualche attimo con i peli, poi piano avevo iniziato a schiudermi le grandi labbra per vezzeggiare marcatamente sul mio clitoride già impettito dal desiderio.

Roteai energeticamente le dita su di lui sino a raggiungere il primo acme del piacere.
Godere una sola volta però non mi era mai bastato, allungai così la mano sotto al letto e presi la scatola dei toys. Non desiderai scegliere con quale darmi piacere e così misi la mano dentro la scatola e presi il primo toy che mi capitò tra le mani. Era un vibratore liscio e sottile, destinato al rapporto anale e quindi dopo averlo acceso lo avvicinai nuovamente al mio clitoride lasciando che le sue vibrazioni amplificassero ancor di più le mie voglie. Lo feci anche entrare per pochissimo nella mia topa, ma lo tenni davvero poco tempo perché sapevo bene che era troppo corto e sottile
per darmi il piacere che volevo. Meglio passarlo dietro pensai mentre iniziavo a giocare con la punta del vibratore sul mio secondo buchetto altrettanto viziato. Con l’altra mano presi un altro toys nella scatola che avevo lasciata aperta sul letto – scelsi un dildo color cioccolato, dalle dimensioni consistenti sia in lunghezza che circonferenza. Non chiedevo di meglio, lasciai così il primo vibratore tra le natiche acceso e presi ad accarezzarmi tra le gambe con la grossa cappella di plastica, scostai le labbra ormai bagnate sino ad aprirle, per poi farci scivolare dentro dopo vari su e giù tutti i 22 centimetri di quel favoloso compagno di giochi che mi ero regalata pochi mesi prima. I miei vicini continuavano ad ansimare, a riempirsi di parole a tinte forti – io ero prossima ad un   ennesimo orgasmo, quando il telefono sul comodino mi squillò.

Matteo! Vista l’ora solo Matteo poteva essere. Il messaggio evidentemente aveva eccitato molto pure lui e non aveva resistito … Con voce roca, eccitata risposi e a quel punto iniziai a condividere con lui cosa stavo facendo, provando, sentendo.
Ero eccitata da impazzire e continuavo a dire che quei 22 centimetri erano tutti dentro me, che la circonferenza smisurata di quel dildo mi stava meravigliosamente riempendo la mia figa e che
tutto l’insieme mi faceva sentire profondamente maiala e che ero contentissima di condividere insieme a lui quel che stavo provando. Cosa altro dissi non lo ricordo, ma lo posso immaginare visto che quando mi eccito perdo il controllo completamente.

Sentivo al telefono il suo respiro pesante rincorrere i miei lamenti e mi divertivo a dire tutte lo sconcezze che mi attraversavano la mente, anche quelle più audaci e che esprimevano a pieno
quanto fossi troia nell’anima e mi piacesse prendere il cazzo.
“Matteo, sto per godere, vorrei godessi con me, fammi girare a carponi sul letto, voglio che mi scopi alla pecorina” mi girai di colpo, misi il telefono sul materasso, iniziai a spingere sempre più
forte quell’uccellone di silicone dentro me, ero ad un passo dal godere, era prossimo a venire da come respirava…
Pochi attimi ancora e saremmo esplosi di quegli attimi così lontani e vicini. Non so quindi perché o come ma ad un tratto aprì gli occhi quasi come per volerlo vedere mentre godevo – in una frazione di secondo mi ritrovai congelata davanti al display.
“capo area” c’era scritto su quel cellulare, non “Matteo<3” come credevo.
Non dissi altro, spensi il telefono e andai sotto alla doccia di corsa – non potevo crederci, non volevo crederci e specialmente non potevo pensare nell’arco di un ora sarei stata al lavoro dove per l’appunto il capo area mi avrebbe affiancata per tutto il giorno.
Non potevo di certo mettermi in mutua, sarebbe servito a poco e nulla visto che prima o poi sarei dovuta rientrare.
Dovevo perciò solo farmene una ragione, armarmi di forza d’animo e spezzare quel che avevo creato stupidamente.
Inutile dire che il capo area mi guardò per tutto il giorno con aria da maniaco ed un prorompente gonfiore sotto i pantaloni. La cosa mi metteva abbastanza a disagio. Mi sentivo pure in colpa verso Matteo che ancora non sapeva cosa avevo combinato.

Finalmente Matteo si svegliò e mi chiamò – domandai di potermi assentare cinque minuti dal mio ufficio perché avevo bisogno di sfogarmi e alleggerirmi di quel che avevo combinato.
Sapevo Matteo non si sarebbe incazzato, ma eravamo abituati a condividere le cose e quella era a mio avviso da troppo tempo che macinava a vuoto dentro me.
Matteo rise come un matto, era divertito della mia gaffe e contemporaneamente super eccitato.
“Non è successo nulla Miry, vorrà dire che il tuo capo ora sa quanto sei zoccola. Sicuramente pover uomo mi invidierà da impazzire!”
“certo che sei stronzo sai!?” mi venne da rispondere – sentendosi dire stronzo, Matteo lo diventò davvero e mi pregò di ascoltarlo attentamente e che poi ne avremmo riparlato a casa.

“Sono eccitato e aspetterò che torni, ma non tornare se prima non sgonfi la patta del tuo capo! Sappi solo che se lo lasci in bianco io farò altrettanto con te”

Non mi fece finire quel “ma cosa stai dicendo” che stavo per dirgli “ascoltami bene, devi solo aspettare la fine del lavoro e che tutte siano uscite dall’azienda.

Non dovrai fare nulla di particolare, basta solo che ti chini e gli mostri qualcosina e te lo ritroverai addosso come un polipo.”
Spense la chiamata ed io rientrai senza tentare di richiamarlo perché sarebbe stato inutile.
Tornai a sedermi alla solita scrivania, con il capo area che mi ronzava attorno e l’orologio che mi diceva che mancava davvero poco alle 18.

Ore 18 in punto, tutte le colleghe praticamente pronte ad uscire e correre a casa o a fare shopping.
Pochi minuti dopo, in quella stanza eravamo rimasti solo io e il mio capo area. Non ci fu bisogno mi chinassi o facessi mosse per stuzzicarlo, il mio capo area vedendo che mi ero trattenuta si era
già messo infatti dietro alla mia poltrona e le sue mani da sopra al mio collo erano finite sotto la mia camicia e mi stavano palpando i seni.

“Non ho fatto che immaginare a te tutto il giorno, ti ho desiderata in ogni momento, in ogni posizione e circostanza e ora … ora …”

Prese una sedia, si avvicinò a me, mi chiese di controllare le email e di chiudere poi il pc.
Mentre guardavo le email come mi aveva chiesto, il mio capo mise la sua mano sul mio ginocchio, salì sino allo slip, mise le sue dita tra le mie gambe e girò la mia sedia verso di sé.
“Ho il cazzo che mi esplode, mi esplode al solo pensiero di immaginare quanto sarai troia” questo mi disse mentre mi leccava le gambe da sopra le calze e salendo verso lo slip. Mi alzai
senza dire nulla, sfilai le mutandine mettendole nella mia borsa, tornai a sedermi e aprì le gambe mentre con una mano iniziai a sfiorarmi dove sentivo di bagnarmi. Mi scopò sulla poltroncina, al bordo della scrivania, chinata sulla fotocopiatrice e con le spalle contro la parete attrezzata piena di post it. Ansimava come al telefono, iniziai a dire quel che al cellulare avevo pensato sentisse Matteo, avevo voglia e bisogna di godere in fretta, avevo desiderio di vedere Matteo il prima possibile, perché anche se Alberto scopava bene, il suo uccello sapevo che non mi sarebbe di certo bastato.

Avevo bisogno di un cazzo pensante io, e Matteo lo sapeva bene che non mi accontentavo di una buona fottuta. Necessitavo di perversione, di parole dette al momento giusto, di mani che toccavano dicendo di essere altre o di essere presa in un posto e credermi altrove, avevo bisogno insomma non esser pensata porca ma di uno che mi facesse sentire quanto lo ero e potessi ancora migliorarmi.